I 7 lentazzi che hanno ufficialmente rotto le balle

Sette come i peccati mortali, da evitare assolutamente quindi; sentitevi pure liberi di fare gesti scaramantici (Masini é dietro l’angolo, non dimenticate). Se siete stanchi di chi elogia le seguenti bands é ora di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

1) Guns’n’Roses – Don’t Cry (1991)

Avrei potuto mettere anche ‘Sweet Child O’ Mine’ che, tolto ilcontributo prezioso di Slash, é solo una canzonetta piú gné-gné di tutto il pop da classifica che girava ai tempi, oppure qualsiasi cover che solo loro riuscivano a massacrare (“hey, hey, hey”). E invece iniziamo con questa, che ha la stessa progressione armonica di ‘Vattene Amore’ (da Sanremo 1990) la quale le é facilmente superiore considerando pure il “trottolino amoroso dududú e dadadá”; altro che eccessi, sex and drugs and rock’n’roll e abbigliamento tra-lo-straccione-e-il-carnevalesco-tutto-l’anno. Axl Rose vs Amedeo Minghi in singolar tenzone per le grazie di Mietta.

2) Metallica – Nothing Else Matters (1991)

Immagino Hetfield al telefono con la ex, guardare la chitarra con frustrazione e titillare pigramente la sesta, la terza, la seconda e la prima corda a vuoto; in 6/8 per giunta, tanto per aumentare il senso di noia. Una volta portata in sala prove si accende la lampadina disneyana: “Idea! Cominciamo un pezzo cosí” e via a simulare una catarsi emotiva piú finta del balcone della Anderson. Se l’argomento girl/boy é la cosa piú scontata di cui possa trattare una canzone, la rottura di una relazione é stat raccontata piú seriamente da quella gnagna di Gwen Stefani in ‘Don’t Speak’, tanto per dire. Caro Lars, continua pure a protestare contro Napster, il peer to peer, la pirateria, il download selvaggio, ma chi la vuole piú la tua fuffa? Ah! E re-impara a tenere il tempo.

3) Scorpions – Wind Of Change (1990)

“Col fischio o senza?” (cit.) risposta: “Decisamente con!” Per farla breve, qui siamo ai livelli di ‘Albachiara’: sottoterra. Patetica.

4) Dire Straits – Brothers In Arms (1985)

I tappeti – ma che dico tappeti? – gli zerbini tastierosi, la voce non-cantante di Mark Knopfler, la chitarra dialogante e l’obiettivo di voler commuovere a tutti i costi, sempre e comunque. A dir poco soporifera.

5) Toto – Africa (1982)

Se avete familiaritá con la serie tv Scrubs c’é una scena in cui J.D., il protagonista,prende le candele profumate e l’IPod di Elliot, ai tempi sua convivente, per andare a rilassarsi in vasca da bagno, scena che dice tutto. Questa fa venir voglia di migrarci in Africa, visto quanto gli zerbini di tastiera e le armonie vocali zuccherine rischiano di poter causare: l’assoluta necessitá di insulina.

6) Pink Floyd – Wish You Were Here (1975)

La “meno peggio” del lotto. Ok la dedica al compianto Syd Barrett, poi diventata elegia (vi si ricorda che siete sempre liberi di concedervi un gesto scaramantico che coinvolge le dita opponibili e qualsiasi parte rotondeggiante del corpo), ma il duru-duru duduru-duru-duru te lo potevi risparmiare, vecchio Gilmour.

7) Cat Stevens – Father and Son (1970)

“Find a girl, settle down, if you want you can marry, look at me, I am old, but I’m happy” canta Yusuf Islam con tono paternalistico su un giro d’accordi che piú scontato non si puó; agisce placidamente sulle interiora e complica soavemente la fase digestiva. La celebrazione del buonismo. Semplicemente irritante.

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