Ascolti (#2)

SpeedyOrtizSpeedy Ortiz – Major Arcana (+ Real Hair EP) [2013-2014] ★★★★★

Gli Speedy Ortiz li avevo scoperti all’ultimo Beaches Brew ed erano stati il mio live preferito dell’intero festival, dopo gli Swearing At Motorists (Idoli Assoluti).

Tra un mesetto uscirà l’album nuovo e allora mi sono ricordato di non averli poi ascoltati, su disco.

Major Arcana, il primo album degli Speedy Ortiz come band vera e propria -inizialmente un progetto solista di Sadie Dupuis- sembra una cosa registrata nel 1995 e dimenticata in qualche studiolo per diciotto anni.

Pezzi obiettivamente bellissimi, sferragliate Fender, melodie che si inerpicano su e giù, tempi spezzati, instant classic già al primo ascolto.

Uno di quei dischi per cui vado totalmente in fissa in maniera esagerata (capita massimo una\due volte all’anno), che inizio a consigliare in chat ai miei amici con espressioni tipo “figata astronomica”, e loro mi rispondono tipo “ah figo, segno” ma poi figuriamoci se lo fanno.

La mia personale versione CD-R extended include anche le 4 tracce di Real Hair EP, fatto uscire l’anno dopo.


CloakroomCloakroom – Further Out [2015] ★★★★☆

La prima cosa che ho pensato di questo disco ascoltando al volo da youtube i primi secondi della prima traccia per capire se potesse interessarmi o meno -sì- è che con un suono del genere hai già fatto l’80% del lavoro, anche senza lo straccio di una canzone.

Che poi, ci ho pensato solo dopo, il songwriting in effetti non è neanche mai stato un elemento necessario per questo genere qua, space-posthardcore-emo-shoegaze, l’importante è il murazzo del suono (celo), i contrasti loud/soft (celi), i cambi di atmosfera che ti fan fare “oh” (celi) e in generale la parte pestona in arrivo alla fine della battuta, con l’accordo di nona che ti fa sciogliere come un ghiacciolo (fucking celo).

Non c’è obiettivamente un pezzo uno che sia memorabile, i vocals da nerdone anonimo sono lì da obbligo contrattuale, c’è quello che conta veramente, il Fuzzz zigrinato croccante, il basso sporco, la batteria alla Albini, copertina e titoli evocativi.

Registrato nello studio ultra-analogico di Matt Talbott, degli Hum.


turbolentoMondo Naif – Turbolento [2015] ★★★☆☆

Ahh ma è un disco bervista” mi ripetevo mentre aspettavo partisse il download sul bandcamp.

Roba suonata e registrata molto molto bene, il punto debole è ovviamente la voce, però è comunque interessante perché invece che scimmiottare band straniere spesso richiama anche un po’ atmosfere prog rock italiano, con quelle vocali aperte, per esempio già nella prima traccia.

Devono essere divertentissimi da vedere live, con una bella birrozza in mano tra gente molto poco lucida.

Però è un genere poco longevo se non ti droghi, nel senso che gli ascolti si esauriscono in fretta, non ci sono molti livelli da andare a scoprire, è tutto già lì in primo piano e prendi su tutto già con due ascolti.

Scaricalo gratis.


vietcongViet Cong – Viet Cong [2015] ★★★★☆

I Viet Cong sono per metà quei tranquilloni dei Women (tour mondiale cancellato e hiatus a tempo indefinito dopo una scazzottata sul palco, chitarrista 26enne morto nel sonno..) che tra una partita di scacchi e l’altra hanno trovato il tempo di mettere su un’altra band.

Viet Cong è un disco bellissimissimo e pieno di idee, ha questo mix totale tra post punk, atmosfere vocal-groups e droga anni cinquanta sessanta, mi fa pensare a foto sgranate in bianco e nero di loro in studio davanti ad armadi di latta con monopolone nere stile guerra fredda, ci sento Brian Wilson, i Joy Division, gli Interpol, Syd Barrett, i Deerhunter e altre 45 band a canzone, suona come un rip di una musicassetta ascoltata troppe volte, con le frequenze dissolte (dove va a finire il suono che sparisce dal nastro? rimane sulla testina?) e la cosa che più adoro in assoluto è che hai la canzone che sta suonando, e ok, ma poi dal niente si lanciano in quei riff di tre note in loop che potrebbero benissimo durare così per minuti di fila e che mi mandano ai pazzi.

Fottarella per il live di quest’estate.


saunaMount Eerie – Sauna [2015] ★★★☆☆

Sono 55 minuti quasi inaffrontabili, nel senso che non è un disco pensato per l’esperienza\viaggio cuffia-divano-buio, come invece credevo.

Neanche tanto per il materiale in sè (atmosfere e sound molto interessanti), ma perché è tutto buttato assieme apparentemente a caso, i vari momenti non sono valorizzati, con tracce mostruosamente lunghe che dicono già tutto nei primi minuti alternate ad altre fastidiosamente corte che sembrano provini pieni di potenziale ma ancora da sviluppare. C’è sta cosa fastidiosissima che succede un paio di volte della tracciona lunga e subito dopo del pezzino da un minuto e mezzo che mi fa proprio incazzare come un’ape. Con un minimo di edit e soprattutto un sequencing un po’ più pensato respirerebbe un po’ e funzionerebbe molto molto meglio.

Alla fine gli episodi che preferisco sono i pezzi più tipicamente-canzone, forse inseriti per stemperare un po’ da tutto il resto, che però suonano come dei Grandaddy barocchi, con l’organone da chiesa al posto del synth.


honeybearFather John Misty – I Love You, Honeybear [2015] ★★★★☆

Oh, Honeybear, Honeybear, Honeybeeeeear

Uno dei dischi meglio arrangiati e prodotti sentiti negli ultimi anni, è proprio piacevole da ascoltare, lui ha una voce stupenda, i testi sono assolutamente deliranti, e tutto il disco è permeato di questa vena ironica che lo fa sembrare un musical sit-com americano a puntate con gli attori che dal niente si alzano dal divano, e si mettono a cantare con lo sguardo al cielo, fanno movimenti lenti delle braccia, e tipo arriva Jimmy Fallon con delle maracas in mano a fare un cameo, cose così.


vestiges&clawsJosé González – Vestiges & Claws [2015] ★★★☆☆

Uno di quei dischi che fai partire in sottofondo e lasci lì a volume 20% mentre fai le tue cose. O comunque, io l’ho ascoltato in loop per dieci giorni di fila così, qualche volta anche di notte attraverso gli speaker a volume quasi impercettibile. Forse se vado alla chitarra lo riesco a suonare dall’inizio alla fine in automatico, alla Homer che si sveglia e inizia a cacciare le parole colte perché si era ascoltato la cassetta del vocabolario. Non ho provato.

Comunque siamo sull’acustico\folk poco arpeggiato e molto strummato, col PUM della mano sulla cassa di risonanza tipo percussione, territori un po’ etnici, sarà per la voce. Un po’ quella musica che puoi sentire alternata alla narrazione fuori campo nei servizi dei programmi della Colò il sabato pomeriggio, o tipo anche Overland, quelle cose lì, coi primi piani della gente del luogo che sorride\saluta in camera con le mani giunte.


AureateGloomOf Montreal – Aureate Gloom [2015] ★★★☆☆

Non li avevo mai ascoltati prima quindi non ho parametri.

Il disco è caruccio, anche se comunque mi sembra un genere suonato molto bene anche da un sacco di altre band, ma ODIO in maniera viscerale la voce, mi infastidisce proprio.. credo sia per come butta lì il cantato.. e questa cosa mi compromette tutto il resto, non posso farci niente.


 

Official Mixtape:

TSFTY 2k15

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