Ascolti (#5)

uglyScreaming Females – Ugly [2012] ★★★★☆

Coprodotto da Steve Albini, alcune perle assolute, altre meno, soprattutto verso la fine, forse un po’ lunghino. Marissa Paternoster shredda come un’invasata e tutto il resto è di contorno.

Canzoni migliori, produzione migliore, tutto migliore in Rose Mountain, di quest’anno.

Band del cuore di quest’anno, hands down.

 


currentsTame Impala – Currents [2015] ★★★★☆

Coi Tame Impala ho la tipica menata da hipster, nel senso che Innerspeaker mi piaceva un sacco e lo ascoltavo in loop, lo consigliavo in giro.., poi piano piano hanno iniziato ad ascoltarli TUTTI e sono diventati i Black Keys o i Kings Of Leon, quei gruppi con la copertina dell’album appena uscito in bella mostra nelle pubblicità di iTunes per la sezione ”rock”, (non) ascoltati da gente che non ascolta la musica.

Ho avuto l’epifania di questa cosa alla notte rosa dell’anno scorso, ero in un bagno a Marina di Ravenna di cui non farò il nome (IL SOTTOMARINO), è partita Elephant e c’erano i truzzi palestrati in canotta e cappello rosa che ballavano e ci credevano. Come faccio sempre in questi casi l’ho presa bene, sono tornato a casa e mi sono steso in posizione fetale.

Currents è probabilmente il loro miglior disco finora, ma ormai per me Kevin Parker è quello che mi ha tradito perché non ha sciolto il gruppo subito dopo il primo album.

 


endkadenz 2Verdena – Endkadenz Vol. 2 [2015] ★★★★☆

Credo di aver già detto tutto per il Vol. 1. Che te devo dì, forse il problema alla fine è che ho trent’anni.

Nel senso che li ho visti un 3, 4 volte ma ad un mio amico ho detto che li avevo visti una volta in meno, mi ero perso una data, e mi sono accorto di aver sbagliato solo giorni dopo. Un po’ l’equivalente di dimenticarsi un anniversario di qualcosa, non tanto il dimenticarsene, più il realizzare che non te ne importa più un granché, o comunque quella sensazione lì.

Come nel primo volume ci sono alcuni alti (lì era Rilievo, qui forse è Troppe Scuse), dei meh (là era Un Po’ Esageri, qua Colle Immane) e boh, fine, archiviata anche questa fase della mia vita.

 


easy tempoV.A. – Easy Tempo Vol 01 – 10 [1996 – 2001] ★★★★☆

Stavo scaricando della library music su what.cd, poi sono arrivato ad un blog, poi alla pagina FB del blog e l’ultima cosa che avevano postato era questa. Allora mi è presa la fotta per Piero Umiliani, ho saccheggiato tutto il saccheggiabile, poi su discogs ho visto che aveva diverse tracce anche su sta mega raccolta, che si chiama Easy Tempo, dell’omonima etichetta, suddivisa in 10 volumi.

L’antologia perfetta della musica dei film italiani ’60 e ’70: soul, funky, drum and bass, beat, latino, lounge jazz, in poche parole l’easy listening, musica stupenda che accompagnava film 9 volte su 10 atroci, inguardabili e giustamente dimenticati.

 


tarantino experienceV.A. – Tarantino Experience Take I – III [2009 – 2011] ★★★★☆

È al 30% una compilation dei pezzi delle colonne sonore di Tarantino (scelti apparentemente a caso) e al restate 70% un bootleg/fan-mix, canzoni che avrebbero funzionato altrettanto bene in una scena a caso di un film a caso di Tarantino.

Ottima in macchina per le strade di campagna segnando i 130, insomma tipo così.

 

 


laragioLaraaji – Ambient 3: Day Of Radiance, Unicorns In Paradise [1980, 1981] ★★★☆☆, ★★★★☆

L’avevo sempre sentito nominare (associato ad Eno), ma mi sono deciso ad ascoltarlo perché sono rimasto folgorato da un frammento di Unicorns In Paradise embeddato da Vice, in occasione dell’uscita di un cofanetto-feticcio su musicassetta, evento degno di nota perché di solito non c’è musica che mi piaccia meno di quella segnalata da Vice.

È un tipo di roba che ascolto molto molto raramente, nel senso che c’ho il mese che ci vado in fissa, che credo di aver scoperto un nuovo linguaggio ed una nuova congiunzione spirituale con la mia anima, mi viene in mente di sviluppare una nuova forma di espressione artistica, di autocostruirmi il mio zither elettrico, ma poi mi rompo molto velocemente il cazzo e metto su l’Anthology dei Ramones, tipo.

 


ttzV.A. – Twilight Zone: The 40th Anniversary Collection [1999] ★★★★☆

Sto finendo di vedere proprio in questi giorni la serie classica 1959-1964 (stratosferiche le prime due, andata a male dalla terza in poi).

Prima dell’ascolto ho considerato tutte le composizioni non di quel genio assoluto di Bernard Hermann come bonus tracks, e di fatto ci sono andato poco lontano.

 

 


moogThe Moog Cookbook – The Moog Cookbook, Ye Olde Space Bande, Bartell [1996, 1997, 2006] ★★★☆☆

I Moog Cookbook appena li scopri ti sconvolgono e ti sembrano la migliore cosa dell’universo, ti senti stupido per non averli scoperti prima, poi arrivi a metà del primo disco e ti passa.

Alla fine più che ascoltare (più volte) la musica vera e propria è sufficiente l’idea alla base della loro proposta, cioè versioni strumentali muzak / elevator music (questi sono proprio loro che rifanno Big Me) fatte coi moog di pezzi alternative/classic-rock, con tutti i clichè di stile super-cheesy del caso.

 


anyotherAny Other – Silently. Quietly. Going Away [2015] ★★★★☆

Ero curioso come una scimmia di vedermeli live, ma soprattutto volevo assolutamente comprare il disco al banchetto, dopo due secondi di ascolto sul bandcamp. Ho sentito le prime due note e ho detto BAM!, voglio album.

Sono stati abbastanza trionfali, tipo come nella scena finale del film per ragazzi dove la band finalmente fa il concerto e la gente è presa benissimo, si guarda a vicenda sorridendo e facendo sì con la testa, è successo proprio così.

Aprivano per i Parquet Courts, che non conoscevo e non mi hanno detto assolutamente niente, anzi a pelle li ho trovati anche irritanti. Alla fine ero uscito per vedermi gli Any Other, e ultimamente mi è capitata diverse volte sta cosa, andare per la band spalla ed annoiarmi a morte per il gruppo principale.

 


1000daysWand – 1000 Days [2015] ★★★★★

Molto più leggerino e veloce dei primi due, anche un po’ territori Flaming Lips in alcuni punti, ma anche qui ci sono i momenti in cui ti smerigliano la fazza a dovere.

Il loro migliore finora, e seconda band prefe dell’anno.

 

 

 


wavvesWavves – V [2015] ★★★☆☆

Sparita quella patina di spleen che un po’ c’era in Afraid Of Heights, che mi era piaciuto di default perché Williams lo aveva composto e registrato sostanzialmente col Blue Album dei Weezer in loop.

V è un bel dischetto, non so se migliore o peggiore di AOF, forse migliore perché è più condensato, ma di sicuro meno onesto, nel senso che è divertente, tira fuori di nuovo e rimette in primo piano lo slack tipo cheppallevivere,vogliosolocazzeggiaree, però l’estate del 2010 non tornerà mai più.

 


dodgeThe Dead Weather – Dodge and Burn [2015] ★★★☆☆

Credo di aver perso interesse per Jack White con Blunderbuss, nel senso che ha iniziato a fare roba molto tiepida e di fatto a riscrivere sempre gli stessi 3 o 4 tipi di canzone. Probabilmente l’ha sempre fatto, ma prima forse lo faceva meglio.

Qui c’è veramente poco, disco abbastanza innocuo, credo di averlo ascoltato due volte e mi è bastato così. La cosa più bella dell’album alla fine è la copertina, dove c’è Jack Lawrence con sei dita. Ok.

 

 


armstrongScisma – Armstrong [1999] ★★★★☆

Più un recupero che altro. Non l’avevo mai ascoltato seriamente fino ad ora, per prepararmi alla data di Bologna del minitour per il nuovo EP. All’epoca non mi diceva più di tanto perché non aveva i chitarroni nineties, ma all’epoca ero stupido o comunque molto ingenuo, e bimbominchia anche.

È un disco molto ma molto migliore di Rosemary Plexiglass, le canzoni son più belle (ma una Centro qui non c’è) ed è invecchiato molto molto meglio.

 


fadingfrontierDeerhunter – Fading Frontier [2015] ★★★★☆

Credo di essere una delle 10 persone sulla faccia della terra a cui Monomania era piaciuto UN SACCO.

Mi sta parecchio sul cazzo quando una band fa un disco che viene accolto un po’ tiepidamente e finito il tour lo archivia completamente, tipo passo indietro “scusate raga, a sto giro abbiamo scazzato“. Lo dico perché al Bronson non hanno fatto neanche un pezzo da Monomania. O forse è stata una coincidenza? No.

Fading Frontier non è un disco che ti cambia la vita, non credo mi piaccia più di Monomania, sicuramente è molto più anonimo, ma la cosa è che ha due canzoni immense: Take Care, pezzo dell’anno, probabilmente, (al Bronson l’ha introdotta dicendo “and now, I wanna dedicate this song to myself.“) e Duplex Planet, per me la più emozionante, sia su disco che live, forse la canzone-Deerhunter perfetta. All The Same bella anche lei, tutto il resto dell’album parecchio meh/ok/dimenticabile.

 


Official Spotify Mixtape:

TSFTY 2k15

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