Ascolti (#3)

TitleFightTitle Fight – Hyperview [2015] ★★★★☆

Accordi di settima, chitarre twang, chorus a pioggia, leva del vibrato tipo un intercalare ma quanto basta, qualche rimasuglio di piglio punk sullo sfondo.

Dovessi per qualche motivo scegliere un sound e solo uno da ascoltare come unica opzione fino alla fine dei tempi potrebbe tranquillamente essere questo qui.

My Vitriol, Catherine Wheel, Hum, siamo lì, lamiere bagnate, macchie di olio psichedeliche sull’asfalto mentre aspetti l’autobus.


TitleFightScreaming Females – Rose Mountain [2015] ★★★★★

Li sento nominare su needledrop e incuriosito faccio partire l’ultimo singolo. Passano dal “bah, boh, non so se me li scarico.. che voce strana ha lei..” ad essere una delle mie band preferite DI SEMPRE nel giro di quindici minuti circa, mi sono sufficienti quattro\cinque video live sparati in sequenza uno dietro l’altro.

La tipa col vocione epico si chiama Marissa Paternoster ed è diventata all’istante uno dei miei idoli assoluti. Non è solo una via di mezzo tra Sabrina Nobile de Le Iene e Francesco Motta dei Criminal Jokers, alla chitarra è anche un fottuto mostro.

Il disco è una bombetta atomica, davvero esaltante, tra l’altro registrato in maniera impeccabile (anche il flow dei pezzi è killer, pam-pam uno dietro l’altro), e adesso parte il recuperone di quelli vecchi, che dovrebbero essere molto più grezzi\punkettini.. comunque sono un fan a prescindere a questo punto, non c’è un pezzo uno che non mi sia piaciuto all’istante su youtube.

Documentario stratosferico di presentazione dell’album/storia della band qui: Parte1, Parte2. Se non vi piace la band dopo averlo visto non so proprio cosa dirvi.


CleverSquareClever Square – Nude Cavalcade [2015] ★★★☆☆

Son di Ravenna, giovanissimi e danno il pagone ad un sacco di altre band di pari esposizione\seguito\livello.

Indie rock americano anni 90 che più indie rock americano anni 90 di così non si può, hanno le canzoni, il sound e no, non son dei miei amici.

Scaricalo gratis.


WeCoolJeff Rosenstock – We Cool? [2015] ★★★☆☆

Merita più di un ascolto perché musicalmente ci sento molto i Weezer, con quelle note lunghe di chitarra tipo melodie e quei synth, e poi c’è anche qualche altra atmosfera, pianoforti, sax, fisarmoniche(?), insomma vari gusti, ma il modo in cui canta dovrebbe essere vietato dalla legge una volta superati i 16 anni d’età.


FoilDeerSpeedy Ortiz – Foil Deer [2015] ★★★☆☆

Si può giocare il classico “è un disco più maturo”, cosa anche vera se vogliamo, ma lo sento un po’ un passo indietro rispetto a Major Arcana. Non ci ho trovato grandissime idee, il sound storto è sempre lì ma è meno pungente, i pezzi più veloci suonano forzati, le direzioni nuove a volte funzionano altre meno.

È un album un po’ fuori fuoco e quasi inascoltabile per quanto è loud, una cosa che può starci per chi fa murazzi del suono tutti uguali, ma sbagliatissima per questo sound qui, tutto dinamiche e cambi.


FoilDeerCourtney Barnett – Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit [2015] ★★★★☆

Te la butta lì un po’ da fenomena alla “so mejo io” -basta sentire come canta e guardare un paio di interviste-, è stata questa la primissima cosa che mi è arrivata della Barnett.

Più che “la nuova Kurt Cobain”, commento scritto ormai di default dappertutto, la accosto più al pianeta Liz Phair, Sheryl Crow, Shania Twain, quel cantautorato femminista piuttosto fastidioso che più o meno implicitamente dice “non ho bisogno di te, mi fai anche un po’ schifo, però cagami altrimenti non ho una funzione. Mi stai cagando? Bene vado a fare shopping”.

Comunque. L’album scorre benissimo, evocandomi in testa questo immaginario, il 1995 come (non)luogo della mente, un po’ come faceva Major Arcana degli Speedy Ortiz in modo diverso, i pezzi sono molto belli e intelligenti, e quelli più veloci sono già pronti all’uso per qualche pubblicità di utilitaria, mi sembra quasi di sentirlo già lo speaker parlarci sopra, dire cose senza senso tipo “drive the fun!”, con la macchinina che gira per la città e un montaggio frizzante.

Si tenta addirittura di dare risposta al celebre dilemma morettiano: secondo la Barnett non ti si nota, né di più né di meno.


SceneBetweenThe Go! Team – The Scene Between [2015] ★★★☆☆

10 anni fa il loro disco d’esordio lo consumai. Che poi dico “loro” ma immagino che i 12/13 componenti e la cantante di colore siano spariti da un bel pezzo, non ho voglia di controllare. Un po’ come i Bran Van 3000, quei progetti che vedi i video e sembrano squadre di animatori turistici poi vai a leggerti la bio ed in realtà è un progetto solista di un dj bianchiccio e brufoloso. Non so.

Il disco (indie pop/rock puro, spariti tutti i miscugli hip-hop, campionamenti..) fa un po’ l’effetto dello zucchero filato, parti carichissimo, mioddio questa è la miglior cosa di semprewoow, poi ti scende tutto abbastanza in fretta e cerchi di trovare un po’ di spessore, ma c’è solo la vocina femminile che ti spara il ritornello maggiore e hai una gran voglia di ascoltare del jazz triste per controbilanciare la joie de vivre.


MagicWhipBlur – The Magic Whip [2015] ★★★☆☆

È Everyday Robots con 2/3 pezzi pop tiratini e rumorosi alla Blur ed altri a metà strada tra le due cose che però non sanno bene dove andare.

Di tutte le altre menate proprio non ho voglia, leggete il nome del gruppo poi l’anno e cerchiamo di stare un po’ calminy.


 

Official Mixtape:

TSFTY 2k15

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